civuoleunPIACEREAFORMADIFRISA

A Leverano non ci sono ancora stata, anche se il 28 Agosto potrebbe essere la volta buona. Mi è già un po’ familiare, tuttavia. Di Leverano conosco, infatti, un’amica, e due cose semplici e buone che si mangiano insieme e sono un trionfo di sapore, quel sapore genuino che ti riporta in un boccone all’amore dei nonni.

È su queste ultime due cose che mi soffermerò, perché son quelle che mi hanno dato finora più soddisfazione e piacere, nonostante la mia amica, tutto sommato, sia abbastanza simpatica.

A Milano mangiamo delle ottime cotolette, lo san tutti e le mangio anch’io. È da un po’, però, che penso di aprire una friselleria. Solo friselle e pomodoro. Voi scherzate, ma a Barcellona, il bar Nou, tra Plaza de la Universidad e Plaza Catalunya, miete successi da mesi proponendo solo «pa amb tomàquet», il più comune pane e pomodoro della tradizione spagnola.

Perché non dovrei io aprire una friselleria in Brera importando friselle e pomodori direttamente da Leverano?!

Mi piace mangiarle come facevano i marinai, inzuppandole direttamente in acqua di mare, e condirle solo con un due bei pomodorini rossi da spremere con le mani: il rituale delle mie domeniche al mare della Liguria, che sfocia puntuale nel solito epilogo: l’epica leccata di dita. Per non godere solo a metà, civuoleunPIACEREAFORMADIFRISA. Posted by Ilaria, Milano.

friselle_Leverano

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