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A fine 2003 feci quello che per molti anni comparve sul mio CV come “USA – viaggio on the road”.
Un viaggio in solitario nella West Coast americana. In solitario, sino a quando non ho incontrato Mr. iPad in un negozio BestBuy su Union Square. Fu amore a prima vista, con quella rotellina tattile cosi sexy, quel design cosi innovativo e… la possibilità di avere con me tutta la mia musica senza dover portarmi dietro l’auditorium nazionale. Certo ci fu una certa lite in casa tra me e il presidente Franklin (la banconota da 100 dollari baby) per far uscire Mr. iPad da quel posto infernale, ma, alla fine, la ebbi vinta io.
Dopo qualche giorno arrivai a L.A. (yes, drinking in L.A.) per lanciarmi verso l’interno, verso la valle della morte. “Hey man, you need a car to go there!” e noleggiai le uniche quattro ruote disponibili by cash (not Jhonny) in una città di quasi 16 milioni di abitanti. Secondo voi come era quel ferro? Vi dico solo che alla consegna ho chiuso il finestrino elettrico a mano.
Ed ecco formato il trio: io, Mr. iPad e Tall’ash a Piè (nome di fantasia dell’auto). Avanti tutta sulla Ruote 66, avanti tutta sulle ali del sogno americano (certo in Easy Rider, Fonda, Hopper e Nicholson erano su Harley Davidson da paura… mica giravano con Tall’ash… ma io avevo l’iPad che loro non avevano e questo mi bastava, “sfigati-senza-ipad!”).
Tra l’uscita dalla città in rush hour, qualche tappa in città fantasma ai margini della Route e pit-stop tecnici di Tall’ash, il viaggio proseguiva senza troppo entusiasmo. Ma gli States sono sempre gli States, capaci di stupire con le loro grandi differenze improvvise, sia sociali che paesaggistiche. All’improvviso, dal nulla compare l’indicazione “Death Valley” a sinistra e poco dopo il “world famous sarcacchio” ristorante greco.. sì, in mezzo al deserto, un ristorante “world famous” greco (a me pareva che se la menasse un po’ troppo).
Giriamo a sinistra e via piede sull’acceleratore grazie al ritrovato entusiasmo di essere sulla retta via. Nel giro di poco, il paesaggio comincia a farsi fico. Finestrini giù, musica su e motore(i) avanti tutta “ARRRR”.
Tra un pezzo e l’altro, parte Sweet Child of Mine, versione di Sheryl Crow, il pezzo perfetto se mixato in chiusura con la versione dei Guns. E via così a ripetizione, mixando Crow a Slash. Sulla strada solo noi (il trio), la libertà e quel senso di America che tutti noi abbiamo sognato, almeno una volta nella vita, di provare. Io l’ho sognato e l’ho realizzato.
civuoleunIPAD – Posted by Patrick

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