Era l’8 marzo del 1986

rock lineHo incontrato civuoleunPAESE qualche giorno fa, mentre navigavo tra un social e l’altro: un festival di musica emergente, fatto da ragazzi che non hanno grande esperienza, senza soldi, strutture, agganci professionali. Devono per forza essere dei pazzi.

E qui mi sono detto “sì, sono dei pazzi, perché solo i pazzi possono fare cose così e scrivere certe storie”.
Come nei migliori film, o nei romanzi, a questo punto parte un enorme flashback, tutto nella mia testa, e nella mia storia.

Trent’anni fa Leverano era un paese che viveva ancora di vigne, ulivi e tabacco; qualcuno aveva iniziato con i fiori e tutto quello che conosciamo oggi come vita quotidiana, il web, Facebook, le e-mail, i cellulari, i videogames e molto altro, era ancora lontano persino dall’essere solo fantasia.

Il mondo allora era distante dalla modernità e le distanze erano sempre troppo grandi. Leverano, trent’anni fa, era ad anni luce dalle case discografiche, irraggiungibili, quasi come i sogni e le speranze di sei ragazzi di paese, con il fuoco della musica che diventava caldissimo quando le mani incontravano le corde di una chitarra.
Trent’anni fa non c’era molto, non c’era nemmeno una vera cultura musicale. E allora?

E allora c’era la passione, c’erano le Emozioni di Battisti, le lettere ai cari amici come quelle di Dalla. C’erano le cabine a gettoni e i Juke Box, come quello mitico del Bar Fontana, che bastavano 100 Lire per farlo suonare e farti sentire i bassi sotto i piedi.
C’erano i Dire Straits e Carlos Santana; c’erano le radio libere, anche a Leverano e c’era il Mocambo, la prima discoteca ufficiale. I ragazzi avevano Le Vespe PX Piaggio o le Moto Cagiva. E quando era freddo, o quando si voleva esser fighi, si indossavano giacche Ellesse.
Ma, soprattutto, c’erano le Fender, quelle bellissime chitarre fuori dal negozio di dischi Erriquez-Supersonic. E c’eravamo noi sei, con i nasi schiacciati contro quelle vetrine e con il rock and roll nelle orecchie e nella mente.

A Leverano, prima di noi, c’era stato solo un altro gruppo, ma erano stati all’estero, con i loro genitori emigrati per lavorare e loro l’avevano visto il rock and roll. Per esempio c’era Luigi Negro, si dice che a 10 anni suonasse la batteria come nessun altro; oppure il Maestro Quarta, compositore del pezzo “Ma che donna sei”, che allora si diceva, era di successo.

Noi, beh… noi eravamo rock and roll, eravamo gli “High Tension”; alcuni sapevano recitare la formazione a memoria, come quella delle squadre di calcio: Luigi De Tommasi, Bruno Tramacere, Luigi Negro (quel Luigi Negro), Gianni Capestro, Dario Giusto e Fabio Frisenda.

Anche noi facemmo il nostro civuoleunPAESE, c’erano i migliori gruppi rock emergenti della provincia, c’eravamo noi sei e c’era il Cineland a Leverano, era l’8 Marzo del 1986.

C’era gente quella sera, e applaudivano forte e noi suonavamo più forte e loro ancora di più.
C’erano i debiti però; eravamo squattrinati, andavamo a avanti a pane e passione, e cambiali, e chitarre, mixer e amplificatori che sapevamo già che di non poterceli permettere, ma era la musica, era il rock and roll!

Pazzi? Forse sì, ma con le idee chiare.
Suonammo, e suonammo ancora; il CINELAND fu teatro di altre serate fatte di musica vera e sudore; senza basi o karaoke, solo chitarre, batteria, basso, tastiera e voce; e c’erano ancora entusiasmo, applausi e urla; che un live non era cosa da tutti i giorni a Leverano 30 anni fa.

Sono stati anni meravigliosi, e difficili anche. Il tempo passava e quel futuro che sognavamo era sempre lontano, non sembrava avvicinarsi mai, mentre gli anni, le responsabilità e tutto il resto erano sempre più presenti.
A metà degli anni ’90 abbiamo sciolto gli “High Tension”, si sono sciolti sogni e idee di sei ragazzi di Leverano, con i nasi schiacciati contro le vetrine dei negozi di dischi ed il suono di una Fender in testa.

Ora ci sono cassetti pieni di piani e desideri, di dischi e di strumenti. C’è gente che è a Milano, chi a Londra, chi lavora nel cinema e chi ha aperto un bar.

Poi, dopo più di vent’anni scopri che i pazzi esistono ancora, che vogliono fare un Festival di musica emergente a Leverano, senza averci una Lira.
E allora vale la pena raccontarla questa storia, finchè c’è la follia, finché c’è il rock and roll.

Posted by Fabio (a lui un grazie di cuore)

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