il 29 agosto non mi sentivo le ginocchia e avevo una paresi alle labbra

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Da una cosa così, che nasce piccola piccola in una telefonata d’inverno, e diventa così grande che non la controlli a fine estate, è difficile riprendersi. Sapevo fin dall’inizio che civuoleunPAESE sarebbe stato un viaggio lungo e a volte difficile, che ci avrebbe impegnato come un lavoro, retribuendoci molto meno; che avremmo rinunciato al divano la sera, a qualche ora di sonno e a molti dosi di pazienza.

Sapevo che otto mesi di decisioni condivise non erano una cosa facile e che le risposte ce le saremmo dovute cercare da soli, il più delle volte.

All’inizio di questo viaggio assurdo l’impegno che c’eravamo presi io e Caterina era uno, o meglio erano due: avremmo fatto un festival bello, almeno bello secondo noi; e non avremmo pensato mai, o almeno non ci saremmo mai fatti convincere da una domanda: chi te lo fa fare?

Ecco, Chi ve l’ha fatto fare? in questi mesi me l’hanno chiesto più volte e – ammetto – me lo sono chiesto anche io. La risposta, almeno la mia personale, ce l’ho sempre avuta.

Me l’ha fatto fare il momento in cui ho visto i tre palchi montati in piazza, esattamente quando i fantastici tecnici, che ci hanno accompagnato per la giornata più lunga e calda dell’anno, hanno tirato su le luci dell’americana del Moon&Bonfires Stage.

Me l’ha fatto fare vedere il nostro logo arancione, che aveva girato tra mail e documenti ufficiali fotocopiati – quindi nemmeno più arancione – svettare su un pannello altro 2 metri davanti agli occhi di tutti.

Me l’ha fatto fare sentire con le mie orecchie, mentre mi nascondevo “c’è troppa gente non riesco a vedere, andiamo avanti”. La faccia di mia madre, e di mia sorella, quando quella che voleva restare fino a tardi era la prima.

Me l’ha fatto fare sentire una cazz… di mezz’ora di rock and roll, sparata con la batteria a tremila, i db alti e pezzi di punk e di noise sputati da sotto il campanile in mezzo a una piazza abituata a campane e tamburelli.

Me l’ha fatto fare andarmene da solo, dietro il palco, dopo mezzanotte a guardarvi in faccia, ballare, saltare, guardare, ridere e bere, mentre cinque ragazzi, che hanno passato gli ultimi due anni a suonare ovunque, si divertivano come fosse la prima volta.

Me l’ha fatto fare vedere la faccia della mia socia rilassarsi, dopo avermi sopportato per mesi, mentre provavo a rispondere con noncuranza e leggerezza al suo fondamentale perfezionismo milanese.

Vedervi arrivare il pomeriggio a gonfiare palloncini e mettere su festoni, senza che nemmeno ve l’avessimo chiesto.

Me l’hanno fatta fare i ringraziamenti, i complimenti e i sorrisi.

civuoleunPAESE ha messo la sua prima edizione nella collezione dei ricordi. Voglio sperare che un pezzo della vostra Estate 2015 sia arancione, sia in piazza e suoni di buona musica, di belle parole, e di colori accesi.

Quello che sappiamo, che abbiamo sempre saputo e che ancora non ci siamo detti è che non ci vogliamo fermare, se non per riprendere fiato e per ringraziare.

Un grazie va ancora a tutte le persone che ci hanno sostenuto in quella chiocciola di mattoni che è il Comune di Leverano, così come un grazie va a chi ha creduto in noi solo per fiducia personale, e per l’entusiasmo che ci abbiamo messo raccontando.

Tutti i nostri sponsor, BCC Leverano, GAL Terra D’Arneo, Mebimport, Conti Zecca, Pasian, Danser Ensemble di Sofia Capestro, Argenteria Orologeria Miri, Zoè, Ottica dell’Anna, Principe, Pizzeria da Franco. Grazie agli artisti che hanno vissuto CVUP con noi, Boxerin Club, Moustache Prawn, Sofia Brunetta e la band, La Chirurgia Etica, Matteo E. Basta (ps: grazie per le birre); Michele Fiore, Francesco Zecca e Daniele Dell’Anna e l’immenso Stefano Bergamo.

Grazie a Salvatore e ad Atlantide, che ci hanno spiegato come si fa.

Grazie a Stefano e a Gennaro, presenze indispensabili e discrete.

Grazie ad Agnese, Francesco e la nostra squadra video, per tutto, dagli aperitivi di Aprile alla maratona di Venerdì, a tutto quello che ne verrà!

Grazie a tutti gli amici che erano lì, e a quelli ci hanno pensato quella sera, e non vi arrabbiate se non diciamo i nomi, eravate così tanti che era commovente.

Grazie a chi muoveva la testa a ritmo, a chi occupava le sedie con anticipo per stare tranquillo, a chi ha fatto le foto coi baffetti, a tutti gli occhi, le facce, i capelli e i piedi che vedevo in quei dieci minuti da solo, dietro al palco.

Grazie a chi quel palco, così come gli altri due, le luci, le casse e chissà quanto altro, li ha tirati su, ad un orario e a temperature indecenti. A chi ha garantito che il suono fosse chiaro, per tutto il nostro folle programma.

E’ stato bellissimo, e ci avete regalato la cosa più importante di tutti, un bellissimo ricordo arancione!

Posted by Alessandro

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