Ministri. Cultura Generale.

ministriI Ministri sono una rock band milanese, basso-chitarra-batteria, sulla scena da circa 10 anni che pochi giorni fa ha pubblicato il suo quinto disco in studio.

Sì.

I Ministri, però, sono soprattutto quella cosa che mi ha fatto scoprire, circa otto anni fa, che niente, nemmeno la Nutella, mi piace più di un concerto rock.

Oggi io penso che la musica dal vivo sia mille volte meglio delle discoteche, che scrivere e avere le palle di suonare e cantare quello che avevi su un foglio in camera davanti agli altri sia meglio che cambiare l’ordine delle chitarre a quello che già esiste; penso che scoprire un gruppo nuovo sia una cosa che può rendere felici. Ecco tutte queste cose sono colpa loro.

Per me è come quando mettiamo a Natale l’albero nello stesso posto in cui lo metteva mio Padre quando ero piccolo. Tu lo vuoi lì, ogni anno, illuminato, ci metto giornate a mettere a posto le palline, ma intanto ti prende la paura che non sarà mai così, luminoso e grande come anni fa.

Cultura Generale è il quinto disco dei Ministri. Il quinto disco di una band che pensavo stesse smettendo di piacermi.

Però a me piace da matti il Natale, per cui l’ho ascoltato e al primo ascolto, in effetti…

Nessun salto sulla sedia, nessun’urgenza di chiamare qualcuno per dirgli di ascoltare quel pezzo lì, nessun ritornello già passato a memoria.

Poi l’ho riascoltato.

Il 2008 era tanto tempo fa, vivevo da un’altra parte, pensavo altre cose. Il mio futuro ancora non c’era e passavo da momenti in cui sapevo esattamente come sarebbe stato a momenti in cui non ne avevo idea. E tutto, dico tutto, era la cosa più grande del mondo.

Otto anni fa i Ministri avevano 25 anni.

Tutto questo l’ho pensato mentre risentivo Cultura Generale e senza accorgermene lo stavo sentendo di continuo.

Perché, alla fine, quel disco ha la cosa principale per cui mi ero innamorato di questo gruppo. Quel disco è sincero, che poi è tutto quello che la musica e le persone dovrebbero essere.

Perché mi sono accorto anche io di essere temporaneo e flebile come la neve, e che sono così tutti, tutte le persone normali.

Perché penso pure io che, in fondo, amare qualcuno sia sperare che non si faccia mai male, perché anche io ogni tanto penso che siamo da parti opposte di muri, e di strade ma, in fondo, tutti stiamo cercando qualcosa.

E mi incazzo ancora. Con le persone cattive e contente di esserlo, con chi guida macchine sportive solo per essere guardato, con chi fa la bella vita e non sembra avere nemmeno un quarto dei pensieri che sopporto io. Che sopportiamo noi.

E se in questo non c’è il “tiro” di prima, se io non ho l’ambizione di prima, se lascio più spesso i sogni e la fantasia a casa, oppure se semplicemente do forme diverse a queste cose, sì, forse fa malinconia, ma poi arriva un punto che capisci che va bene così, che sei più grande, che sei diverso, e che non vuol dire peggiore.

E allora questo disco è bellissimo, perché se ne frega altamente di chi vuole ogni due anni la stessa cosa, di chi vorrebbe imitare se stesso nel suo momento migliore all’infinito, di chi non cambia, anche all’indietro a volte.

Perché sono passati dieci anni, per tutti. Anni in cui abbiamo bevuto, ci siamo chiesti l’origine del colore di certi visi, anni in cui ci siamo indignati, in cui abbiamo detto con precisione tutto quello che non siamo, e che non saremo mai. Anni in cui c’eravamo sbagliati. Anni in cui abbiamo costruito le basi per le nostre vite speciali, e anni in cui abbiamo scoperto che tutto quello di speciale che ci può succedere, sta dentro una vita fatta di giorni, una vita come le altre.

I Ministri sono una band rock milanese sulla scena da dieci anni, o quasi.

I Ministri mi hanno fatto scoprire che nulla mi piace più di urlare come un pazzo ad un concerto rock.

I Ministri, al loro quinto disco, mi hanno spiegato che puoi essere rock anche a 30 anni, con tutto quello che c’è intorno, senza bisogno di guardarsi alle spalle e provare, goffamente, ad imitarsi.

Posted by Alessandro.

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