Alziamo le mani.

maniUsciva due settimane e un anno fa e apriva il disco con una delicatezza e un’intelligenza disarmanti. L’ho consumata quella traccia che profumava della mia stessa quotidianità: con le parigine sbarazzine, l’aria calda accesa e gli occhi confusi e stanchi a sorriso, in una precipitosa e tarda corsa verso casa.
E sotto il cielo fresco e buio del primo autunno milanese, il fumo della sigaretta e quel lento scorrere di frame mi distraevano dalla strada: dal rumore della pioggia nel pomeriggio alle cicale che cantano in un campeggio, dalla chiave nella toppa al botto anticipato da un’aspra frenata. Quella canzone sugellava con una certa puntualità il momento della giornata in cui mi concedevo un’ubbidiente resa. Alzavo anch’io le mani alle mie emozioni, e quelle avanzavano tronfie. In quella mezz’ora ricordo che continuavo a chiedermi sconcertata perché a scuola nessuno m’avesse insegnato a gestirle, così come avevano fatto con le moltiplicazioni. Poi rinunciavo, e m’assumevo le mie responsabilità. Proprio come “Alzo le mani”, che di responsabilità se n’è prese tante: ha aperto il disco, ha inaugurato ogni esibizione live di Niccolò, Daniele e Max, e ha chiuso il cerchio di uno dei progetti più belli dello scorso anno, partito in sordina da una semplice scommessa tra amici.

Come tutte le cose belle.

Oggi siate indifesi anche voi, e cedete a quello che avete più a cuore.

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