civuoleunPAESE 2018. #Qualunquecosasia

Pochi giorni ho formattato il mio pc e prima di farlo, per scrupolo, sono andato a spulciarmi quello che c’era dentro.
Mi sono capitati file vecchi di anni, tra cui alcune cose dell’inverno del 2015: si chiamavano “bozza_festival” e “Idee_festival”.
Sono le righe di testo sgrammaticate da cui è nato civuoleunPAESE. Niente di quello che era in quei fogli virtuali è stato effettivamente realizzato: alcune di quelle idee, lette oggi, sembrano strampalate, irrealizzabili, altre scritte male o semplicemente sbagliate.

Una, però, mi ricordo di averla sottolineata, di averci pensato su per qualche giorno, per poi riscrivere tutto sulla base di quell’unico, secondo me fortissimo concetto: “Musica Alternativa nel centro storico del paese“. Da qui civuoleunPAESE, da qui i tre palchi, da qui tre anni, 17 band, 3 mostre e un monologo. 
Da qui un’associazione, racconti, feste, fallimenti e tentativi.

29791002_1580195668764873_2138858741552155589_ncivuolunPAESE nasceva da un’idea semplice, un’idea che chiunque di noi sia stato giovane a Leverano, provincia di Lecce, o in altri posti simili, ha sempre avuto, ha sempre sentito, ma che troppo spesso non abbiamo visto realizzata, chissà perché.

E infatti alcuni di noi sono andati via, altri sono rimasti; ci sono stati quelli spariti appena si sono fidanzati, ci sono stati amori che hanno fatto giri immensi e che ancora non sono ritornati, ma – si sa – la speranza, così come la musica, è l’ultima a morire. Ci sono state coppie improbabili quanto inseparabili, qualche figlio.
Abbiamo avuto amici: prima quelli con cui stavamo fuori ogni sera, nello stesso posto, rigorosamente a fare nulla; poi quei quattro o cinque che sono rimasti da quei gruppi troppo grandi e troppo strani. Altri amici li abbiamo trovati lontano e – per quanto ci siamo sforzati – non siamo mai stati davvero capaci di spiegare loro cosa volesse dire avere “la comitiva del paese”.

Abbiamo passato pomeriggi su videocassette noleggiate, per poi passare alle chat su msn, senza mai essere disturbati da trilli, fino a quando qualcuno ci ha chiesto di entrare su Facebook senza saperci dire cosa fosse.
E poi, quando pensavamo di essere pronti siamo diventati grandi senza esserlo mai davvero, e abbiamo improvvisato, facendo gli slalom tra le cose che ci succedevano e quelle che volevamo, tra quanto eravamo diversi e quanto lo erano gli altri, rispetto a quando il nostro futuro era così chiaro.

E a quel punto, ogni tanto e per la prima volta, ci è sembrato di vedere i nostri genitori, anni prima, fare le stesse curve, solo su sci meno tecnologici ma sullo stesso identico campo di gara, e li abbiamo visti improvvisare, pure loro.

E poi, in mezzo a tutto questo, nei momenti di pace, davanti al mare o a una birra, quell’idea ritornava. 
Che forse trovare cose nuove, cose belle è qualcosa che si può fare anche nel paese; i crampi allo stomaco dati da una canzone nuove che parla di te senza conoscerti, e senza capirne il testo, non la vivi solo tu; l’idea di uscire di casa per sentire musica e scoprire il tuo nuovo gruppo preferito non è una perdita di tempo e un festival di musica e arte indipendente, ovvero qualcosa che non sei riuscito a fare nella città più bella e grande d’Italia, la puoi fare nel paese tuo, al centro di quel paese e proprio lì, forse, ci sono altre persone che quelle stesse cose – con una faccia e un nome diverso – le hanno sempre cercate pure loro.

Nel 2015 l’avevamo chiamata un’idea improbabile. Ora ci sembra la cosa più naturale di tutte, trovare la musica, la nostra musica, proprio qui, dove noi, infondo l’abbiamo sempre sentita!

E dopo tre anni lo possiamo dire con certezza: se stai in un paese, anche quando non la vedi, la musica sta là con te: che siano note, immagini, parole, desideri, ambizioni, sogni o amori: qualsiasi cosa tu chiami musica, la puoi trovare lì dove sei, anche se vai via.

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civuoleunPAESE non è una cosa facile.
Ma la facciamo di nuovo, perché é solo Musica!
#QualunqueCoseSia

#civuoleunPAESE
#Musica e #CoseBelle
#24Agosto
Leverano

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