civuoleunoScarabocchio

Uno scarabocchio.

Che poi è quello che fanno i bambini se si trovano con in mano una penna e un foglio davanti. E quando l’hanno finito sono contentissimi e ti portano la pagina con gli occhi di orgoglio aspettandosi approvazioni, quelle che di li a breve si faranno più difficili.

Oppure quando siamo sovrappensiero, anche noi adulti, e tracciamo linee che si incrociano, coloriamo quadretti. Scarabocchi.

E se non fossero casuali? Voglio dire, se quelli fossero pensieri nascosti, sensazioni sotto-coperta, tutta quella roba psicanalitica? Sono sicuro che ci sono libri e libri, fior di professionisti che questo potrebbero spiegarlo con matematica certezza, ma la verità è che quei significati ci sono, e sono così intimi e personali che a volte non ce ne rendiamo nemmeno conto.

Gli scarabocchi sono qualcosa che sappiamo solo noi, che possiamo capire solo noi e pazienza se poi non sappiamo spiegarceli. Gli scarabocchi sono una piccola connessione con la parte più intima di noi. Eppure lo facciamo tutti, o l’abbiamo fatto tutti, unisce e non divide.

Per questo per CVUP4 abbiamo disegnato uno scarabocchio. Perché è uguale alla musica, ed è uguale alle origini, che poi sono le cose di cui è fatto questo Festival da quattro anni.

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Ok, è vero, noi siamo un Festival attento al genere, ai ritmi, ai suoni: tutte queste cose rispecchiano i nostri gusti, i nostri budget, quello che abbiamo ascoltato e quello che siamo. Ma ogni volta che cerchiamo un gruppo, a una cosa sola puntiamo: che quella musica funzioni. E una musica funziona quando riesce a mettere le persone in contatto con la loro parte più intima: con i ricordi, le sensazioni, con gli amori e le tristezze, con le speranze, i sogni e le delusioni; con le vite di ognuno, tutte diverse. E questo succede in una piazza tutti insieme, e ognuno da solo.

E poi c’è la Piazza, che nel caso specifico è proprio la nostra, ma a pensarci, tutti abbiamo una piazza, un parco, un incrocio, un muretto, un pezzo di spiaggia che sentiamo nostro anche se non lo è, in cui ci sentiamo “a casa” come in nessun altro posto, in cui ci sentiamo al sicuro, padroni della situazione e da cui allontanarsi è difficile, anche quando è necessario.

Ecco queste due cose fanno il nostro Festival e in realtà, per quanto abbiamo provato con i nomi, i claim, le grafiche e le scelte, non so bene se l’abbiamo mai saputo spiegare bene.

Forse no. Forse perché sono cose che non si spiegano, ma succedono, a tutti e ad ognuno: la musica, le origini… un po’ come fare uno scarabocchio, che il perché non lo sai, ma sai che c’è.

#qualunquecosaSIA

civuoleunPAESE – Festa di Musica e Cose Belle

Leverano – 24 Agosto 2018

#CVUP4

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