le #CoseBelle – RUHRGEBIET – Esposizione Fotografica

“Quando uscivo di casa non sapevo dove sarei andato a finire e quindi avevo sempre con me la macchina fotografica. Dalla lente della Diana sono passati km di strade, il Ruhrgebiet ed i suoi simboli, i treni e le città, i canali di Amsterdam, le birrerie, il primo maggio, i concerti; era con me quando andavo a fare il bucato il mercoledì ed era con me quando per andare a visitare il Tetraeder ho dovuto salire la Direttissima con i suoi 387 gradini. A lei ho voluto affidare una storia che si dilunga per 12 rullini e che ho cercato di riassumere in queste pagine.”

cover-trim-no-fold-front_cover-71927eb5-cc4b-499a-8700-10722de7e5a5“Ruhrgebiet” è una storia a ritroso, come la definisce Lorenzo Caleca, autore di questo libro fotografico e protagonista dell’esposizione ospitata nella Torre Federiciana durante la prossima edizione di civuoleunPAESE, il 24 Agosto (nel caso non ve l’avessimo ancora detto).

“Il lavoro si compone di 20 scatti principali e 40 secondari che raccontano il periodo che va dal settembre 2016 al giugno 2017. Il punto di partenza è Essen, la città dei Krupp, ed è da qui che come una rete di esperienze e ricordi mi sono mosso alla scoperta di questo cuore fatto di ferro e coraggio. Persone, luoghi, muri, binari, vagoni, colline sono diventati tasselli che hanno contribuito a completare un puzzle di ricordi. Sullo sfondo le ciminiere dell’acciaieria che hanno chiuso il lavoro creando un ponte tra Taranto ed il cuore dell’Europa”

Paesaggi diversi, visi diversi ma che, infondo, possono essere molto più simili di quanto ci si aspetti, legati dal lavoro, dalla vita quotidiana, dai luoghi e da quella cosa che proviamo a raccontare con la musica: dal Paese, e da quanto, a volte, è proprio quello che ci vuole.

Lorenzo l’abbiamo conosciuto lo scorso anno, quando venne a CVUP per fare un’intervista. Da lì abbiamo scoperto il suo profilo Instagram, e molto di più.

Lorenzo “barone” Caleca, tarantino classe 1986.img_2595
Ha trovato nella fotografia una forma di espressione attraverso la quale raccontare la realtà che lo circonda. Nel tempo libero si interessa di media, comunicazione e territorio.

Da un anno è alle prese con #poesianellestrade, un nuovo progetto che racconta la strada con il suo microcosmo di realtà. Il segreto per coglierla a pieno: rallentare!

Quelle stesse strade, il 24 Agosto, si trasferiranno a civuoleunPAESE, per un altro pezzo di questa storia che ormai raccontiamo da quattro anni

CVUP18

Leverano

24 Agosto 2018

 

 

Anteprima CVUP – Denis Danese

513f2f39-7ecd-4444-86f7-e0e44f8e5e94

 

A pensarci è una scelta un po’ strana quella di tenere l’anteprima come ultima. Un ossimoro in effetti. E a dire il vero non è una cosa voluta. Ora, sto imparando che queste cose un po’ casuali, in fondo, hanno (quasi) sempre il loro senso, e se ti fermi e ti chiedi “ma perchècazzo succede” poi una spiegazione te la dai sempre.

Proviamo.

Abbiamo tenuto l’anteprima per ultima per lo stesso motivo per cui questo post l’ho voluto scrivere io, pochissimo prima del momento della pubblicazione, senza nemmeno sapere da dove si inizia. Perché mi viene difficile e quindi mi diverte.

Che poi non è che sia un artista di quelli che fai fatica a spiegare, o che la musica sia particolarmente complessa, no.

Parlare di Denis Danese, adesso, è difficile per lo stesso motivo per cui abbiamo praticamente rinunciato a spiegarvi civuoleunPAESE scegliendo #qualunquecosaSIA come hashtag di quest’anno.

Ma proviamo.

Succede semplicemente qualcosa, o per lo meno a me è successo. E non è niente che abbia a che fare con il genere, la tecnica, la scelta dei brani, le scelte stilistiche; è come se tutte queste cose sparissero e restassero due cose sole: la musica pura e tutto quello che gli fa provare. E dico tutto, e intendo tutto, senza barriere, coperture, lenzuoli, costruzioni o altro. E allora SBAMM te lo rovescia addosso senza nemmeno sapere come.

Ed è lì che succede qualcosa, perchè, insomma, come cazzo si fa? A restare se stessi così tanto, in modo così puro e scandaloso da farti sentire in dovere di restarci pure tu così: te stesso e puro, incapace di compromessi, senza le strade costruite dalla ragione, in un viaggio senza partenze e senza arrivi che forse, semplicemente, avresti voluto intraprendere da un sacco di tempo. Un viaggio in cui ci sei tu, che per magia, in quel momento, stai provando le stesse cose sue, e della sua musica, che non è sua ma è come se lo fosse, (chè prima o poi lo sarà ne sono sicuro). E’ come se ti costringesse a sentire qualcosa, sempre, anche quando non sai di volerlo.

Un viaggio di 88 tasti, lungo più o meno quanto vuole lui, e la cosa migliore che si possa fare è non aspettarsi niente, lasciarlo fare. Facesse lui! Scegliesse lui: il tempo, le canzoni, il mezzo di comunicazione, facesse lui e affanculo che non voglio più pensare, che pensare non serve quando puoi sentire.

32294488_1641804675915519_8008789452010815488_oPerché questo è la musica. E’ quello che senti, quando non hai le parole, quando non hai piani, strategie, né liste di cose da fare, né classifiche o generi da schifare o farti piacere per forza.

Questo è: è #qualunquecosaSIA e basta che ti togli di dosso le barriere, le bugie e la faccia che tutti si aspettano e anche tu puoi semplicemente essere. Puoi essere tu, e tu sei #qualunquecosaSIA!

Questo ho imparato negli ultimi mesi, in un viaggio di 88 tasti che sarà la nostra anteprima e che vi ho presentato per ultimo, perché – vi assicuro – è il miglior motivo del mondo per venire in Piazza presto, quest’anno!

Denis Danese live @ civuoleunPAESE

Anteprima CVUP — @ New Place

24 Agosto — Leverano

 

 

IL BRANCO Live @ CVUP4

35705155_1656751001109339_3599162137118769152_o

Il titolo é già un’anticipazione velata dell’atmosfera che si respira e si ascolta nei 10 brani dell’album.
“Non fate caso al sorriso”. Perché no, in realtà non c’é un cazzo da ridere!

“….é una truffa figlia di un ventricolo malato!”

Il disco mostra il ritratto impietoso di tutto ciò che scandisce le nostre giornate e i nostri tempi: l’amore, le scelte, il sesso, le bugie, le speranze, l’abitudine.
E lo fa creando una miscela nevrotica di Rock ed elettronica, sinth e bassi martellanti, ritmi incalzanti, e parole che sputano veleno e fredda ironia.
Genio e psichedelia allo stato puro.

13_il_brancoNon si accontentano di raccontare il disagio, la paranoia e il malessere. Te lo urlano addosso.
Perché sanno che é esattamente ciò di cui hai bisogno.
Puntano dritto al tuo lato oscuro, ai fantasmi, alla nevrosi e all’agitazione che hai dentro, per esorcizzare una giornata sbagliata. Le ore di lavoro. I buongiorno glassati d’odio. Le contraddizioni. I baci congelati. I “per sempre troppo corti”. Le sconfitte.

“Solo chi é inseguito ha una pistola in mano”.

Per quanto ci si possa illudere di esser riusciti a costruirci una vita fatta di certezze e tranquillità, la verità é che ci é tutto scomodo e che, a modo suo, ciascuno di noi sta scappando da qualcosascadenze, decisioni in sospeso, pretese, relazioni, ricordi, ansie.
Ed é dannatamente vero: decidere dove mirare fa schifo.

Penso che l’album sia il grido personale di un’insoddisfazione universale e che per questo sia praticamente impossibile rimanere immobili mentre lo si ascolta. Perché probabilmente ad un certo punto un sorriso me lo strappa davvero, ma non é di gioia: é l’effetto che fa ammettere che in quei versi, prima sussurrati, poi abbandonati in un grido straziante, ci siamo tutti noi.
Chi aggira la sconfitta, chi é stanco dei compromessi, chi offre le sue ultime forze e le sue poche speranze, prima di andar via.

Eccoti le mie ultime forze,
eccoti le mie poche speranze,
eccoti le mie mani bucate,
eccomi e poi me ne andrò..

Quindi sarà anche vero che ho un sorriso sul volto, ma non fateci caso.

“Chi scrive una canzone ha un sogno di santità”, e chi ascolta non cerca l’assoluzione o la redenzione, ma soltanto un modo per espiare la sua pena.

“Avere ciò che vuoi non vuol dire che si avverano i sogni…”

IL BRANCO Live @ civuoleunPAESE

Freddy Stage

24 Agosto — Leverano

#qualunquecosaSIA

KAUFMAN Live @ CVUP4

35465473_1654168548034251_6158332582422380544_o

Metto le cuffie alle orecchie, faccio partire la musica e chiudo gli occhi.
Quante immagini, colori, profumi, emozioni, ricordi, parole, volti, momenti è possibile recuperare dagli angoli più nascosti della mente seguendo semplicemente il flusso della musica?

Scopro che esiste un gruppo con un nome sofisticato, i KAUFMAN, che ha confezionato un album che è un piccolo gioiellino di poesia, un condensato di rimandi al cinema, alla letteratura e a grandi classici della musica, con una vena di romanticismo e nostalgia. Le undici canzoni del disco raccontano la fine dell’estate, la ricerca della felicità e l’amore ai tempi dell’ansia e della frenesia, il disagio nei rapporti umani, il senso del tempo che passa e cambia le cose.

E mentre noto con piacere che esiste ancora qualcuno capace di parlare dell’estate senza necessariamente trovare la rima con calòr, pasiòn, amòr, cintura, locura… penso che sarebbe una gran cosa se almeno una volta le stazioni radio decidessero di spezzare questa catena di sant’Antonio che ogni anno ci incastra nel loop della riproduzione dei soliti tormentoni estivi.

belmondo-kaufman-cover-ts1510280446Con la musica ancora nelle cuffie, seguendo le parole dei brani, senza troppe acrobazie mentali, mi lascio guidare in questo trip mentale e lascio che l’attenzione si soffermi sulla prima (ed unica) cosa che mi viene in mente, sicuramente la più banale: l’estate. O meglio, quel che resta dell’estate.

Penso che è ancora giugno, e che nonostante il tempo somigli ad un ubriaco che inciampa e barcolla tra caldo atroce e pioggia improvvisa, l’estate non è poi così lontana.

Penso a tutti quei piccoli attimi che si incastrano fra di loro e a quella strana forza che si respira nell’aria, che disturba i progetti, rapisce la quiete, e che ci spinge a rivedere, ripensare e smantellare tutti i programmi, e le decisioni a lungo termine prese durante l’inverata.
Penso alla miserabile piega che inevitabilmente prendono tutte le cose appena arriva l’estate, alle decisioni prese alla leggera, ai trip mentali a tarda notte, alle serate etiliche, alle promesse fatte ridendo, perché tanto si sa, quanto può essere credibile una promessa d’estate?.

«Dimenticarsi di dormire
Abituarsi a volte a pensare a cose più facili
Ad amori un po’ meno normali»

Penso a quel meccanismo perverso che ti fa scivolare di mano il tempo che passa, soprattutto quando sei impegnato a pensare ad altro. O a non pensare affatto.
Penso al gusto dolceamaro dei ricordi estivi.

«Cos’è successo adesso che abbiamo 30 anni
e ci siamo risvegliati all’improvviso diversi
e la vita ci è scivolata via dalle mani?»

Penso a quell’antica, familiare sensazione, a quella crescente irrequetezza che ti assale quando svaniscono gli ultimi giorni d’estate.
Penso a quando si chiudono gli ombrelloni, a quando pensieri e interrogativi tornano ad intasare la mente.
Penso a quando diventa chiaro che si avvicina di nuovo il momento di riprendere in mano quei progetti e quelle decisioni buttate al vento, di cercare di rimettere qualcosa in ordine, di provare a far combaciare i pezzetti.

Penso a quando capisci che ci sono troppi discorsi lasciati in sospeso e domande a cui prima o poi dovrai dare una risposta, anche se continui a dirti che c’è ancora tempo.
Che ci penserai più in là.
Magari domani.
Oppure no.

KAUFMAN Live @ civuoleunPAESE

24 Agosto 2018

Stage O’Clock

#qualunquecosaSIA

BLUMOSSO Live @ CVUP4

0f1ea936-4ad3-4bdd-9820-fbe9e116c527

Nei primi del 1900, un filosofo di Cambridge, un certo Charlie Dunbar Broad, affermò che ciascuno di noi sarebbe potenzialmente capace in ogni momento di ricordare tutto ciò che gli é accaduto, di avere piena coscienza di tutte le percezioni che raccoglie, esperienza dopo esperienza. Tutto molto bello, se non fosse per il fatto che tutte queste informazioni vengono, poi, filtrate dal cervello, che decide di trattenere solo quei ricordi e quelle informazioni che hanno una certa utilità pratica e che, in qualche modo, dovrebbero aiutarci a sopravvivere.

Eppure, rimanendo in tema di “sopravvivenza“, ogni giorno, milioni di informazioni raccolte nell’arco della giornata e che, a modo loro, dovrebbero contribuire a renderci l’esistenza meno miserabile, si arrampicano fin sulla cima della nostra testa e si lanciano le vuoto.
Per quanto possiamo impegnarci, ci sarà sempre, sempre, quel piccolo particolare che ci sfuggirà di mente, nella peggiore e fatalmente più probabile delle ipotesi, nei momenti meno opportuni.

Quando in sede di esame ti viene chiesto quell’argomento che eri convinto non facesse parte del programma (o che hai brillantemente deciso di sorvolare).
Quando non ricordi dove hai parcheggiato la macchina. O se hai chiuso gli sportelli. O se prima di uscire hai spento il fornello.
Quando un perfetto sconosciuto ti incontra per strada, ti saluta e ti chiede Ti ricordi di me?”.
Quando la tua ragazza ti guarda con aria lievemente incazzata e tu cerchi di dissimulare la paranoia e con un sorriso ebete stampato in faccia inizi a chiederti “che giorno é oggi? anniversario? compleanno? ha cambiato taglio di capelli e si aspetta che me ne accorga? Cosacristo mi sta sfuggendo?”

Si, insomma, il concetto è quello. “Le parole sono importanti!” urlava qualcuno, ma anche i dettagli non scherzano.

Ogni tanto, però, ci capita di cogliere nei luoghi e nei modi più inaspettati, minuscoli particolari che sicuramente nell’immediato non hanno un’utilità pratica, ma sembrano racchiudere tutta la bellezza del mondo, il senso di ogni cosa, la risposta a tutte le domande.
Per quanto possano sembrare banali, a modo loro, possono stravolgerci la vita. Anche solo per un momento.
Una mattina ti svegli e mentre percorri lo stesso tragitto che fai ogni giorno per andare a lavoro o all’università, vieni rapito da un dettaglio che per anni avevi ignorato.
Un colore, un rumore, un sorriso, un posto nuovo, un suono, una voce, una luce, un’idea.

6c882f019ada5b83837059cef5311a1e62380ee9.jpegBlumosso é tutto questo. Un progetto musicale nato da poco, che riesce ad immortalare e conservare tra le note e le parole di una canzone tutte quelle sensazioni, quei ricordi, quei dettagli che fanno parte della vita di tutti i giorni che spesso passano inosservati, ma che sanno essere ordinari e straordinari allo stesso tempo.

Con uno tono intimista e malinconico che ricorda il cantautorato vecchio stampo, i loro brani creano sequenze che uniscono scene di vita quotidiana a immagini uscite fuori dai classici della letteratura e del cinema, e si fanno voce e musica di tutti quei tumulti interiori che ogni giorno ci coinvolgono e ci sconvolgono.
Parlano di amore, o degli amori: di quelli che iniziano per caso o per sbaglio e durano il tempo di una chiacchierata nella hall di un albergo di Milano, e di quelli che ad un certo punto vanno via e si portano dietro qualcosa di te.
Parlano di ciò che rimane quando tutto finisce: un pensiero ricorrente, il profumo che resta tra i vestiti, le parole dette, il tempo dedicato. Rimangono i gesti quotidiani che si ripetono in modo meccanico e vecchie abitudini difficili da dimenticare o da lasciar andare.
Rimane il momento in cui inizi a guardarti dentro e scopri che, in fondo, non sei poi così Diverso.

BLUMOSSO Live # civuoleunPAESE

Moon&Bonfires Stage

24 Agosto — Leverano

#qualunquecosaSIA

BIANCO Live @ CVUP4

bbe6d19f-0802-4f3e-b9c3-fb9af792ee31Alberto Bianco è un cantautore torinese, da qualche mese è uscito il suo quarto disco (“QUATTRO“, appunto), e tra questo e quello prima ha seguito per un anno e più in tour uno dei miei artisti preferiti, Niccolò Fabi.

Alberto Bianco, che si fa chiamare solo per cognome, quasi come si faceva a scuola, ha pochi più anni di me, tanto che quando su una recensione ho letto che era “maturo” mi è venuto un mezzo infarto, e ha scritto e suonato (per altro benissimo) un disco onesto, sincero in cui – almeno questo credo – è impossibile non vedersi.

O almeno è così se hai 30 anni o giù di lì; oppure se sei in un’altra fase di passaggio, come forse, alla fine, sono tutte.

quattroBianco parla di amicizia, di rapporti che non si capisce più cosa siano; parla delle crisi, e del momento in cui non si trovano soluzioni perchè forse la cosa migliore è smettere di cercarne. Parla di quell’età in cui – finalmente – capisci chi sei, che non sei perfetto e che va bene così, tanto il peggio che puoi fare è smettere di sentire e seguire quello che vuoi.

E proprio nel momento in cui fai pace con l’idea di essere diventato grande, però, ti ritrovi ancora a fare i conti con le persone che ti deludono, quelle che si allontanano, e con te che ci caschi sempre quando non vorresti o come non vorresti; e fai i conti con la nostalgia, che ogni volta cancella le parti brutte di un passato che ti sembra ti sia sfuggito dalle mani, ma che forse è ancora qua, pronto ad essere recuperato.

Ma diventare grande non ha a che fare con tutte queste definizioni, e quando devi diventare tutto quello che la vita decide, forse anche Padre, bhé lo fai e basta perchè adesso tocca a te.

Ecco, l’anno scorso abbiamo provato a tirare le casse e le corde di chitarra il più possibile, abbiamo provato a vedere quanto in alto si poteva saltare, quanta rabbia, pazzia e pensiero c’erano dentro le nostre vite di paese.

Quest’anno, con Bianco, vi raccontiamo un’altra storia!

#qualunquecosaSIA

BIANCO LIVE #civuoleunPAESE

24 Agosto

Leverano (LE)bbe6d19f-0802-4f3e-b9c3-fb9af792ee31