civolevaunSECONDODISCO

PostalService_cover300dpiLa storia di oggi la facciamo iniziare dalla fine.
Chicago, estate 2013. “Metro” a Chicago non è solo il nome di una fitta ed efficiente rete di trasporto metropolitano, ma anche quello di una concert hall, un “live club”, come diremmo noi, che da anni fa una programmazione da brividi.

In estate Chicago non si svuota per niente, che ormai non si svuota più nessuna città, nemmeno quelle piccole, e la sera – dicono – è pieno così di concerti di band più o meno interessanti. Più o meno emergenti.

Quella sera, sarà stato il 3 o il 4 agosto, sul palco non c’era una band normale. E non erano normali gli occhi della gente, sopratutto. Pian piano si coloravano di quel velato grigio che hanno di solito gli occhi quando li prendi di sorpresa, quando li metti davanti a qualcosa che non si aspettano, come un saluto, un addio, come una rinuncia.

Esattamente 10 anni prima esce un disco. Un disco elettro-pop; gli autori non sono propriamente una band: sono due, suonano in gruppi diversi e si sono semplicemente trovati molto bene. Tanto bene da scrivere un disco, che esce per un’etichetta che ci voleva coraggio solo a nominarla. La Sub Pop è quella che ha tirato fuori i Nirvana; anche lì erano passati dieci anni, forse di più.

Give Up dei Postal Service è il disco più di successo della Sub Pop dai tempi di Bleach dei Nirvana.
I Postal Service sono, o forse erano, Ben Gibbard e James Tamborello. Due che erano così poco una band che si mandavano i lavori su music-cassette registrate e poi spedite, non inviate, ma proprio spedite con la US Postal Service, appunto.

Give Up è un disco che chi l’ha incontrato difficilmente dimentica, tanto da aspettare, sperare, leggere, farsi anticipare, e immaginare un secondo disco.

I Postal Service sono così poco una band però, che un secondo disco non l’hanno mai fatto, si dice abbiano iniziato a scriverlo, si dice che le poste abbiano ricevuto qualcosa, ma non sono andati avanti.
Fino al 2013. Hanno fatto due o tre concerti; hanno pubblicato una nuova canzone e lì, mentre le speranze continuavano ad auto-alimentarsi, come voci di paese, hanno suonato a Chicago, una città dove “Metro”, appunto, non è solo il nome di una rete di trasporti sotterranei.
Per l’ultima volta, come un saluto, come un addio, come una rinuncia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...