BIANCO Live @ CVUP4

bbe6d19f-0802-4f3e-b9c3-fb9af792ee31Alberto Bianco è un cantautore torinese, da qualche mese è uscito il suo quarto disco (“QUATTRO“, appunto), e tra questo e quello prima ha seguito per un anno e più in tour uno dei miei artisti preferiti, Niccolò Fabi.

Alberto Bianco, che si fa chiamare solo per cognome, quasi come si faceva a scuola, ha pochi più anni di me, tanto che quando su una recensione ho letto che era “maturo” mi è venuto un mezzo infarto, e ha scritto e suonato (per altro benissimo) un disco onesto, sincero in cui – almeno questo credo – è impossibile non vedersi.

O almeno è così se hai 30 anni o giù di lì; oppure se sei in un’altra fase di passaggio, come forse, alla fine, sono tutte.

quattroBianco parla di amicizia, di rapporti che non si capisce più cosa siano; parla delle crisi, e del momento in cui non si trovano soluzioni perchè forse la cosa migliore è smettere di cercarne. Parla di quell’età in cui – finalmente – capisci chi sei, che non sei perfetto e che va bene così, tanto il peggio che puoi fare è smettere di sentire e seguire quello che vuoi.

E proprio nel momento in cui fai pace con l’idea di essere diventato grande, però, ti ritrovi ancora a fare i conti con le persone che ti deludono, quelle che si allontanano, e con te che ci caschi sempre quando non vorresti o come non vorresti; e fai i conti con la nostalgia, che ogni volta cancella le parti brutte di un passato che ti sembra ti sia sfuggito dalle mani, ma che forse è ancora qua, pronto ad essere recuperato.

Ma diventare grande non ha a che fare con tutte queste definizioni, e quando devi diventare tutto quello che la vita decide, forse anche Padre, bhé lo fai e basta perchè adesso tocca a te.

Ecco, l’anno scorso abbiamo provato a tirare le casse e le corde di chitarra il più possibile, abbiamo provato a vedere quanto in alto si poteva saltare, quanta rabbia, pazzia e pensiero c’erano dentro le nostre vite di paese.

Quest’anno, con Bianco, vi raccontiamo un’altra storia!

#qualunquecosaSIA

BIANCO LIVE #civuoleunPAESE

24 Agosto

Leverano (LE)bbe6d19f-0802-4f3e-b9c3-fb9af792ee31

 

civuoleunoScarabocchio

Uno scarabocchio.

Che poi è quello che fanno i bambini se si trovano con in mano una penna e un foglio davanti. E quando l’hanno finito sono contentissimi e ti portano la pagina con gli occhi di orgoglio aspettandosi approvazioni, quelle che di li a breve si faranno più difficili.

Oppure quando siamo sovrappensiero, anche noi adulti, e tracciamo linee che si incrociano, coloriamo quadretti. Scarabocchi.

E se non fossero casuali? Voglio dire, se quelli fossero pensieri nascosti, sensazioni sotto-coperta, tutta quella roba psicanalitica? Sono sicuro che ci sono libri e libri, fior di professionisti che questo potrebbero spiegarlo con matematica certezza, ma la verità è che quei significati ci sono, e sono così intimi e personali che a volte non ce ne rendiamo nemmeno conto.

Gli scarabocchi sono qualcosa che sappiamo solo noi, che possiamo capire solo noi e pazienza se poi non sappiamo spiegarceli. Gli scarabocchi sono una piccola connessione con la parte più intima di noi. Eppure lo facciamo tutti, o l’abbiamo fatto tutti, unisce e non divide.

Per questo per CVUP4 abbiamo disegnato uno scarabocchio. Perché è uguale alla musica, ed è uguale alle origini, che poi sono le cose di cui è fatto questo Festival da quattro anni.

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Ok, è vero, noi siamo un Festival attento al genere, ai ritmi, ai suoni: tutte queste cose rispecchiano i nostri gusti, i nostri budget, quello che abbiamo ascoltato e quello che siamo. Ma ogni volta che cerchiamo un gruppo, a una cosa sola puntiamo: che quella musica funzioni. E una musica funziona quando riesce a mettere le persone in contatto con la loro parte più intima: con i ricordi, le sensazioni, con gli amori e le tristezze, con le speranze, i sogni e le delusioni; con le vite di ognuno, tutte diverse. E questo succede in una piazza tutti insieme, e ognuno da solo.

E poi c’è la Piazza, che nel caso specifico è proprio la nostra, ma a pensarci, tutti abbiamo una piazza, un parco, un incrocio, un muretto, un pezzo di spiaggia che sentiamo nostro anche se non lo è, in cui ci sentiamo “a casa” come in nessun altro posto, in cui ci sentiamo al sicuro, padroni della situazione e da cui allontanarsi è difficile, anche quando è necessario.

Ecco queste due cose fanno il nostro Festival e in realtà, per quanto abbiamo provato con i nomi, i claim, le grafiche e le scelte, non so bene se l’abbiamo mai saputo spiegare bene.

Forse no. Forse perché sono cose che non si spiegano, ma succedono, a tutti e ad ognuno: la musica, le origini… un po’ come fare uno scarabocchio, che il perché non lo sai, ma sai che c’è.

#qualunquecosaSIA

civuoleunPAESE – Festa di Musica e Cose Belle

Leverano – 24 Agosto 2018

#CVUP4

civuoleunPAESE 2018. #Qualunquecosasia

Pochi giorni ho formattato il mio pc e prima di farlo, per scrupolo, sono andato a spulciarmi quello che c’era dentro.
Mi sono capitati file vecchi di anni, tra cui alcune cose dell’inverno del 2015: si chiamavano “bozza_festival” e “Idee_festival”.
Sono le righe di testo sgrammaticate da cui è nato civuoleunPAESE. Niente di quello che era in quei fogli virtuali è stato effettivamente realizzato: alcune di quelle idee, lette oggi, sembrano strampalate, irrealizzabili, altre scritte male o semplicemente sbagliate.

Una, però, mi ricordo di averla sottolineata, di averci pensato su per qualche giorno, per poi riscrivere tutto sulla base di quell’unico, secondo me fortissimo concetto: “Musica Alternativa nel centro storico del paese“. Da qui civuoleunPAESE, da qui i tre palchi, da qui tre anni, 17 band, 3 mostre e un monologo. 
Da qui un’associazione, racconti, feste, fallimenti e tentativi.

29791002_1580195668764873_2138858741552155589_ncivuolunPAESE nasceva da un’idea semplice, un’idea che chiunque di noi sia stato giovane a Leverano, provincia di Lecce, o in altri posti simili, ha sempre avuto, ha sempre sentito, ma che troppo spesso non abbiamo visto realizzata, chissà perché.

E infatti alcuni di noi sono andati via, altri sono rimasti; ci sono stati quelli spariti appena si sono fidanzati, ci sono stati amori che hanno fatto giri immensi e che ancora non sono ritornati, ma – si sa – la speranza, così come la musica, è l’ultima a morire. Ci sono state coppie improbabili quanto inseparabili, qualche figlio.
Abbiamo avuto amici: prima quelli con cui stavamo fuori ogni sera, nello stesso posto, rigorosamente a fare nulla; poi quei quattro o cinque che sono rimasti da quei gruppi troppo grandi e troppo strani. Altri amici li abbiamo trovati lontano e – per quanto ci siamo sforzati – non siamo mai stati davvero capaci di spiegare loro cosa volesse dire avere “la comitiva del paese”.

Abbiamo passato pomeriggi su videocassette noleggiate, per poi passare alle chat su msn, senza mai essere disturbati da trilli, fino a quando qualcuno ci ha chiesto di entrare su Facebook senza saperci dire cosa fosse.
E poi, quando pensavamo di essere pronti siamo diventati grandi senza esserlo mai davvero, e abbiamo improvvisato, facendo gli slalom tra le cose che ci succedevano e quelle che volevamo, tra quanto eravamo diversi e quanto lo erano gli altri, rispetto a quando il nostro futuro era così chiaro.

E a quel punto, ogni tanto e per la prima volta, ci è sembrato di vedere i nostri genitori, anni prima, fare le stesse curve, solo su sci meno tecnologici ma sullo stesso identico campo di gara, e li abbiamo visti improvvisare, pure loro.

E poi, in mezzo a tutto questo, nei momenti di pace, davanti al mare o a una birra, quell’idea ritornava. 
Che forse trovare cose nuove, cose belle è qualcosa che si può fare anche nel paese; i crampi allo stomaco dati da una canzone nuove che parla di te senza conoscerti, e senza capirne il testo, non la vivi solo tu; l’idea di uscire di casa per sentire musica e scoprire il tuo nuovo gruppo preferito non è una perdita di tempo e un festival di musica e arte indipendente, ovvero qualcosa che non sei riuscito a fare nella città più bella e grande d’Italia, la puoi fare nel paese tuo, al centro di quel paese e proprio lì, forse, ci sono altre persone che quelle stesse cose – con una faccia e un nome diverso – le hanno sempre cercate pure loro.

Nel 2015 l’avevamo chiamata un’idea improbabile. Ora ci sembra la cosa più naturale di tutte, trovare la musica, la nostra musica, proprio qui, dove noi, infondo l’abbiamo sempre sentita!

E dopo tre anni lo possiamo dire con certezza: se stai in un paese, anche quando non la vedi, la musica sta là con te: che siano note, immagini, parole, desideri, ambizioni, sogni o amori: qualsiasi cosa tu chiami musica, la puoi trovare lì dove sei, anche se vai via.

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civuoleunPAESE non è una cosa facile.
Ma la facciamo di nuovo, perché é solo Musica!
#QualunqueCoseSia

#civuoleunPAESE
#Musica e #CoseBelle
#24Agosto
Leverano

Echopark Live @ CVUP3

Echopark è la storia di un viaggio, anzi quella di infiniti viaggi.

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Il viaggio per andare via, quando un posto ti sta stretto, quando vuoi sfidare te stesso e vedere cose nuove. Quel viaggio che ogni persone che ci ha provato sa essere stimolante ma difficile al tempo stesso, fatto di esperienze irripetibili e grandi solitudini.

Il viaggio nella musica, in suoni innovativi e scoperte che si superano l’una con l’altra ogni volta che prendi uno strumento in mano.

I viaggi per tornare, quelli per le vacanze, quelli verso la famiglia, gli amici e i luoghi di sempre.

Anche “Ties”, il secondo disco di Echopark – Alias Antonio Elia Forte, artista salentino ormai di base a Londra – è un po un viaggio, fatto di atmosfere e suoni coinvolgenti che ci portano a spasso alla scoperta di quelle relazioni umane, il cui mistero rende le nostre vite interessanti.

Un disco che non offre risposte ma che, usando atmosfere acustiche, intime, insistenti, mette luce su quello che succede dentro dove alle risposte, spesso, si accumulano domande.

Tutto questo nell’intima location del nostro Freddy Stage, ai piedi della Torre Federiciana, in una notte di fine estate.

Echoparck Live @ civuoleunPAESE

24 Agosto

Leverano

civuoleunPAESE3 – Noi ci proviamo forte

Sono ormai tre anni che a Marzo, a un certo, punto, quando abbiamo acceso le macchine penso: vabbè, non ce la facciamo. Mancano troppi soldi, e troppe risposte. Mancano conferme, e mancano idee chiare, e manca tempo. Manca la faccia tosta di andare a chiedere, di nuovo, un’altra volta; manca il coraggio di aspettare fino all’ultimo per capire se è andata bene o no, e comunque di averci messo tempo libero, soldi e fine settimana.
In questo senso, Marzo17 non sembra diverso. La strada che ci deve portare a #civuoleunPAESE è chiara nelle nostre teste, per ora, ma fuori da lì c’è ancora un bel po di nebbia.

La verità è che io non lo so se ce la facciamo di nuovo, a fare un festival di musica nuova, bella e di qualità; a riempire quella Piazza; a farlo gratis; senza rinunciare alle nostre idee, e a fare tutto questo bene. A vincere di nuovo la scommessa di interessare molte persone a cose che la maggior parte di loro non conosce, e a farlo senza essere snob nemmeno un pochino.
1743612_10151888225622373_752560661_nUna cosa la so. So che ci crediamo, so che lo vogliamo e so che come sono stati veri questi dubbi di Marzo, erano vere le felicità di Agosto e un’altra cosa so: che scoprire un gruppo nuovo porta felicità, e che la musica, alla fine civuole! Quando sembra non importante, quando sembra finita, quando sembra un capriccio, quando sembra scomparire dalla liste delle cose a cui pensi, la musica, la tua musica torna, perché serve, perché #civuole!

Buttare il cuore oltre l’ostacolo, dicevano! Noi lo saltiamo con le gambe, l’ostacolo. La settimana prossima iniziamo il percorso verso #cvup3. Vi annunceremo un evento di “inizio stagione” poi prepareremo i documenti istituzionali, li consegneremo, faremo pressione, se serve. Gireremo per gli sponsor, aspetteremo conferme dai gruppi, ci verranno idee irrealizzabili e le plasmeremo fino a farle diventare una serata di musica e arte indipendente. Spereremo che succedano cose surreali e inattese. Penseremo sul serio che gli imprevisti siano cose divertenti.
O per lo meno ci proveremo forte, come sempre e un po’ di più.

#Eravamopersoneserie è il tema di quest’anno. Perché ci chiedono per quale motivo perdiamo tempo dietro a queste cose, se abbiamo un lavoro serio, un’età seria, una vita seria da portare avanti. Ecco, se fare una vita senza queste cose vuol dire essere una persona seria, io ho provato, e alla fine, fa abbastanza schifo!

#Eravamopersoneserie quindi, e per fortuna, non lo saremo nemmeno quest’anno!

Noi ci proviamo! Stateci vicini!
Alessandro
The-Factory Leverano

#civuoleunPAESE3 #CVUP3 #civuoleunPAESE2017 #CVUP17#Leverano #Agosto2017

Funkattivo – Video Out!

E’ uscito oggi il video di “Funkattivo“; il singolo della cantante salentina Elisabetta Guido, estratto dal suo nuovo album “The Good Storyteller“.

A firmare la regia, Agnese Correra, che ha seguito e creato tutto ciò che di video avete visto sul nostro civuoleunPAESE, e parte della nostra Factory.

Il Video, seguendo le coraggiose orme del brano, si addentra senza paure in un tema attuale e delicato come la violenza, fisica e soprattutto psicologica sulle donne.

Donne troppo spesso in gamba, belle, ma psicologicamente fragili e vittime di uomini narcisisti e violenti che troppo spesso diventano carnefici in privato, mantenendo un’apparente equilibrio all’esterno.

Il video è anche sceneggiato e co-prodotto da Agnese Correra, insieme a Abac Digital Studio di Andrea Boccassino. I volti del video sono quelli di Flavia Mancinelli e Damiano Perrons

FUNKATTIVO è un videoclip dall’elegante taglio cinematografico e dal significato profondo: la fotografia di Stefano Tramacere, il montaggio di Marco Cataldo e gli effetti speciali di Antongiulio Martina, lo arricchiscono di atmosfera, cura del particolare e stile.

Che dire… Buona visione…