Colazioni Abbondanti

Un giorno di pioggia in giro a Milano ascolto Motta per caso.

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Dunque non mi chiamo Licia e Andrea e Giuliano me li so’ magnati a colazione. Sì perchè a Milano la vita è frenetica e se vuoi sopravvivere devi fare una colazione abbondante che dia l’energia giusta per affrontare la giornata e blablabla.

O almeno così dice il mio personal #social #fit #stayhungry #stayfoolish trainer. E io gli credo, credo più a lui che a dio ma questa è un’altra storia. Dunque, dicevo, non mi chiamo IMG-20160518-WA0005Licia e tra l’altro non conosco nessuno di nome Mirko. Fuori piove e mangio il mio solito pranzo, seduta al mio solito posto, nel mio solito tram. Nelle orecchie però ho un nuovo disco. Di fronte a me ci sono due risvoltini che non hanno mai smesso di sognare e sono arrivati ormai a metà polpaccio. Inizia a piovere più forte, sto ascoltando uno che si chiama come un panettone e penso che sia una giornata perfetta di fine Novembre. Ah no. Siamo a Maggio. Pausa. Altro boccone.

Via Bixio, Stop Fermata via Bixio.

Mancano ancora venti minuti almeno alla mia destinazione, allora potrei scrivere di come dieci canzoni hanno fatto per me quello che io non sono riuscita in quasi 28 anni, ma sarebbe troppo scontato. E scontato è che io non lo sappia fare, parlare di musica intendo. Però ho pensato sul serio che in 3 minuti e 42 secondi ci fosse la mia verità. E un violino che ti dice che puoi ricominciare a respirare, che in fondo te lo meriti. Ho sentito la polvere negli occhi di troppi anni passati a correre, ho sperimentato la rabbia cucita addosso. Ho dimenticato quello che volevo e per questo non l’ho tenuto. Ho coperto invano le occhiaie di ore sprecate e giorni troppo stanchi per poterli raccontare. Ho combattutto i traslochi obbligati e quelli pensati. Perchè prima dei vent’anni volevo solo andare via ma alla fine tutto quello che ho imparato è restare. E questo proprio non me lo aspettavo.

Un’altra cosa che non mi aspettavo era di amare questa città. Non che sia la mia casa o IMG-20160518-WA0006roba del genere, anche perchè i Milanesi, sono sicura, non m’adotterebbero mai. Semplicemente amo vivere a Milano anche se piove. Che Milano non l’ho scelta mica per il sole. L’ho scelta per stare vicino a chi aveva bisogno di me nei giorni in cui più aveva bisogno. Ho scelto Milano perchè da piccola, seduta nelle sale d’attesa di via Venezian 1, fantasticavo di essere come quei dottori che lavoravano e correvano senza sosta e la pioggia incessante se la dimenticavano. E un giorno, senza preavviso, ho iniziato a dimenticarla anche io.

Perchè amo così tanto quello che ho scelto che la mattina mi alzo con un sorriso che davvero non mi aspettavo. Anche se nel frattempo la vita non è gentile, anche se per uscire di casa, a Maggio, devo vestirmi come un pupazzo di neve. Anche se odio gli ombrelli. Anche se durante il tirocinio fanculo pausa pranzo e pure pausa cena, che tanto il camice ha sempre le tasche piene di caramelle.

Che poi ti chiedi perchè a colazione me so’ magnati Andrea e Giuliano. Quello che non ti aspetti, a volte è davvero quello di cui avevi bisogno. Come l’album di Motta, come una birra con un amico che non vedevi da anni, come la forza che scopri di avere ogni volta, come il silenzio di un giorno qualsiasi che non fa più male. Quello che non ti aspetti, poi arriva e ti rendi conto che lo stavi aspettando da una vita.

News from the Inside: Numero 4574

Tutto inizia con un numero.

Quando siamo nati, la prima informazione dopo maschio o femmina era… quanto pesa?

Poi abbiamo iniziato ad andare a scuola, la prima, la seconda, la terza… quanti compagni hai? Che numero sei nell’elenco?

Ah, l’Università, bene, numero di matricola? Da 18 a 30 quanto (bhe meno di 18 non li contano, peccato!).

IMG_20160503_185947Anche #lasecondavolta di civuoleunPAESE inizia con un numero, che quest’anno è il 4574.

Un numero anonimo, sarebbe stato bello fossimo stati il 1492, come la scoperta dell’America o il 1861, come l’Unità d’Italia o il 1982 come Tardelli che urla.

Invece no, 4574. Ecco quest’anno partiamo da qui.

Dal numero di protocollo stampato sulla prima delle quattro o cinque pagine della domanda depositata al Comune di Leverano, con cui The Factory ha ufficialmente fatto il suo ingresso in società.

In quelle pagine, c’è tutto, anche se con un linguaggio fin troppo formale: l’idea e le sue evoluzioni, i confronti con gli altri e la sfrontatezza, i progetti non ancora realizzati e quelli ormai in piedi da un anno.

C’è un progetto, che stiamo mettendo su di nuovo, tutti insieme e che, ancora una volta, suonerà e colorerà la nostra Piazza.

Si parte da qui. Dal Numero 4575… 

News from the Inside – CVUP Making Of

Si esatto, mi piacciono i titoli in inglese. Però solo se quelli in italiano non sono così belli come civuoleunPAESE (tutto attaccato e con PAESE maiuscolo). Vabbè è vero, quel nome non è mio.

Ma non divaghiamo.

Leverano_28AgostoIl lavoro per CVUP16 procede un po’ come la vita: a momenti entusiasmanti si alternano momenti di sconforto, ad accelerazioni rapide seguono frenate e momenti di stallo.

Ciò non toglie che, in ogni caso, ne valga la pena. Sempre, anche quando sei fermo, anche quando non hai soluzioni, anche quando tutto ti porterebbe a rinunciare a qualcosa a cui non vuoi rinunciare, e rimandare quel no è l’unica cosa plausibile.

La verità è che organizzare un urban-indie-music-arts-festival o quello che è, ha un odore, che in alcuni momenti, tipo due giorni fa, è quello della felicità, di quando riesci a fare qualcosa, di decisivo e bello, tutto con le tue forze e quelle di chi ti ha aiutato.

Altra volte, tipo la settimana scorsa, invece l’odore è simile a quando scordi qualcosa in alti-e-bassiforno, bruciato, carbonizzato e distrutto, e somiglia a quel momento in cui stai per aprire e far inondare la cucina di fumo, e poi incazzarti, prima di rimettere il casino al suo posto.

E poi ci sono i giorni in cui cerchi di non fare macello, di non sporcare e di non far danni, e quando succede va bene così.

Organizzare un festival è un po’ come la vita insomma, che uno vorrebbe essere sempre al massimo, ma a volta va bene essere in media, a volte si cade, si bruciano cose, e si perde tempo a mettere a posto, in vista di una nuova corsa per non perdere il passo, in vista di una nuova giornata buona, di quelle sopra la media, che puzzano di felicità.

News from the Inside, sarà il racconto di tutto questo, delle news, e degli sviluppi su CVUP, e delle giornate che ci passano in mezzo, fino ad Agosto inoltrato, che è molto più vicino di quanto non pensiate #mannaggialamiseria

CVUP #lasecondavolta 

Agosto 2016

 

civuoleunDISCO -Everything you’ve got to expect / The Last Shadow Puppets

Ok, lo diciamo subito: questa non sarà una recensione, nè un post oggettivo.

Insomma, se vi serve una descrizione del disco, una lista dei riferimenti più o meno conosciuti, una critica e un consiglio, bhè, non andate avanti!

tlsp3Questa è una smaccata, sfrontata, evidente dichiarazione d’affetto! Il nuovo disco de “The Last Shadow Puppets” è, un tutti i sensi, un’attesissima riunione tra amici del cuore, a distanza di anni.

Ma non di quelle cose noiose, che vanno fatte a Natale e finiscono che, mentre torni a casa in macchina, pensi quanto sia triste non aver più niente da dirsi, se non il tedio snocciolarsi di vicendevoli ricordi.

Che uno la guardi dal punto di vista di chi questo disco l’ha fatto, o di chi l’ascolta, “Everything you’ve got to expect” è un incontro bellissimo!

Alex Turner e Miles Kane sono inglesi – e lo si direbbe a vederli da lontano – e sono molto amici. Suonano o hanno suonato in band diverse, hanno fatlsptto un successo clamoroso, hanno riempito club, parchi, festival e chippiùnehappiùnnemetta…

Hanno fatto un disco insieme, solo loro due, otto anni fa, quasi per divertirsi, anzi direi proprio solo per divertirsi e quello che venne fuori era una specie di gioiellino indie-rock che prendeva qua e là dalle rispettive carriere aggiungendo quel pizzico di nuovo e unico che l’aveva reso così speciale.

Poi niente, succede sempre: “non perdiamoci di vista, ti chiamo”… e passano quasi dieci anni, un numero variabile di dischi e di concerti, date comuni e periodi lunghi mesi a non sentirsi. L’onda indie rock degli anni zero è un po’ invecchiata, qualcuno non se n’è più ripreso, altri ne sono delusi, altri sono diventati grandi, e indipendenti solo di nome.

E poi, o almeno questo è quello che ci immaginiamo, un pub, una birra, qualcosa in più di ricordi comuni da raccontarsi e PAMM.. il grande ritorno di questo duo/band/progetto/qualsiasi cosa sia è bello che servito.

E quando dico che è un ritrovo tra amici in tutti i sensi è perchè quando questo lavoro viene fuori, quello che si sente dalle cuffie, è qualcosa di cui si aveva il bisogno senza essersene mai accorti.

Negli anni abbiamo sentito i dischi degli Arctic Monkeys, quelli di Miles Kane, quelli di tanti altri. Negli anni abbiamo sempre saputo che The Last Shadow Puppets erano una gran bella cosa, ma il tempo, i dischi, le cose da fare, le nuove uscite ci avevano distratti.

tlsp2E poi eccoli qui, in cuffia, mentre dovresti lavorare; ed eccoli qui, mentre il tuo capo ti parla e tu tieni su la cuffia uguale, perchè non vuoi premere stop; eccoli qui con quella voce che conosci come fosse tua, salvo che è molto più bella della tua.

Eccoli qui, con canzoni belle e preziose come diamantini sboccati e dolci allo stesso tempo. Eccoli qui, come i vecchi amici, quando ti disturbano mentre tu te li eri scordati, e a loro comunque non frega un cazzo! Come se non fosse passato un attimo, solo che è ancora meglio, perchè è meglio crescere, a volte, che pensare a quanto fosse figo il primo demo.

Esatto, tutte queste righe senza dirvi nulla del disco… Abituatevici! Scopritelo voi!

civuoleunDISCO – The Last Shadow Puppets – Everything You’ve Come to Expect!

The Factory!!!

Sulle pagine virtuali di questo blog, un anno fa abbiamo iniziato a raccontarvi una storia.

thefactory-nuoviorizzontiEra la storia dell’idea di due persone, che poi son diventate quattro, otto, dodici, venti e che hanno chiesto aiuto, l’hanno ottenuto – quasi sempre.

Vi abbiamo raccontato di come quell’idea è diventata seria, vera, ufficiale.

Lo scorso 28 Agosto eravamo in tanti in piazza, e certo, c’era la musica, c’erano i palloncini arancioni, c’erano colori e parole, ma c’eravamo noi.

Perchè quello che rimane, poi, sono le persone che erano lì, quelle che c’erano dal pomeriggio, quelle che svolantinavano senza criterio i giorni prima, quelle che ci hanno messo idee e competenze, quelle che avrebbero voluto metterci di più e non c’era tempo, non c’era modo o non si capiva come.

Per tutto questo, per tutte queste persone abbiamo deciso di ricominciare, non da zero, ma da noi.

Nei prossimi mesi non vi racconteremo la storia di un’idea di due persone, ma la storia di un viaggio tutti insieme

 

Ieri è ufficialmente stata fondata l’Associazione Culturale “The Factory – Nuovi Orizzonti”, che realizzerà la seconda edizione di civuoleunPAESE e chissà quali altre mirabolanti avventure!

E se vi state chiedendo cos’è e cosa fa The Factory, ecco, pensate a civuoleunPAESE, e quando era un’idea.

The Factory si occupa di idee, che diventano momenti, che diventano emozioni, che diventano altre idee, che diventano altri momenti e che tutti insieme cambiano una mezz’ora, una giornata o una vita a nuove persone, che avranno altre idee….

E ora, si inizia, e che il Lupo possa campare senza mangiarci!

 

George Martin 1926-2016

Lo chiamavano il quinto Beatles, ma la verità era un’altra.

1128.jpgLa verità è che George Martin, in quella che Dante potrebbe definire l’età di mezzo, e che oggi è un prolungamento un po’ maldestro della giovinezza, era un bravo produttore musicale inglese.

Aveva avuto qualche successo con la musica classica, o con quella da commedia, quando queste andavano messe su dischi.

Poi incontra quattro ventenni, da poco bocciati da qualche collega più famoso e lì inizia la leggenda.

Una leggenda durata nove anni o giù di lì, fatta di musica che parte in un modo e arriva The-Beatles-George-Martin-the-beatles-33432395-400-400.jpgcompletamente distorta, fatta di un successo mai immaginato prima, fatta di ore in studio, a suonare strumenti, oggetti, a registrare tutto, a mettere dentro spazi piccoli intere orchestre.

Anni a vedere due ragazzini rincorrersi per far vedere quanto sono bravi, e altri due che diventano enormi fino ad uscire dall’ombra. Anni a mettere le mani sul mixer, ma anche sul piano, sulle corde della chitarra; e sulle teste di quei quattro, ad assecondarne e perfezionarne idee folli, mentre quelli stavano diventando uomini, stavano diventando geni, stavano diventando star e stavano cambiando la storia, della musica e non solo.

Il suono degli anni ’60, il suono della pop music, e della stragrande maggioranza dei generi che oggi ci appassionano e ci dividono nascono da lì, da quegli anni, da quelle ore, e da George Martin

La verità è che i Beatles non sarebbero stati quelli che sono stati senza di lui, e per carità, forse sarebbero stati grandi lo stesso, o forse di più; forse la musica oggi sarebbe anche migliore, chissà.

La verità è che non ne abbiamo nessuna prova e che va bene così. Che la cosa importante è che lui ci abbia creduto, che ci abbia lavorato e che alla fine quel suono lì ci sia stato veramente.

Il suono dei Beatles, il suono degli anni ’60 il suono di tutta la musica dopo, il suono di George Martin, Music Producer, 1926-2016

What does it takes

CivuoleunPAESE dicevamo.

La verità è che ci vuole pazienza, e cocciutaggine, che non è italiano ma non fa niente

Civuole passione, e civuole slancio

Civuole immaginazione, e civuole senso pratico

6172100358_45a2a10ec1_bCivuole la motivazione per superare i piccoli ostacoli, le cose che non vorresti chiedere, le e-mail da ripetere, le non risposte da ignorare.

Civuole il calcolo, e ci vuole l’azzardo.

La motivazione che civuole però è quella che non ti hanno dato i soldi, e che non ti danno le altre persone. Quella che non ti danno gli impegni, e le parole date.

Quella che civuole, è una motivazione più grande, più forte, eppure più facile e spontanea.

Civuole il divertimento, l’amicizia, la passione e il brivido, che altra motivazione vuoi?

E quella che viene da sola, nelle sere a letto mentre sei raffreddato, nelle passeggiate in centro mentre ti immagini come sarà, nelle cuffie in cui passano voci e strumenti che inizi a vedere.

Nei concerti in piccoli club di provincia, in cui sei andato anche da solo, con i Km e con il freddo, dimenticandoti il tuo carattere da orso pigro, il plaid, il pigiama e la birra che non puoi bere.

Ti viene mentre ne parli, solo di questo, solo di musica, come se non ci fosse altro, come anni fa, quando non c’era altro.

Civuole una motivazione diversa dicevamo, che ti ritrovi mentre tra i 2000 consigli e le 400 idee c’è quella che ti fa brillare gli occhi, e poi ti giri, e non brillano solo a te.

Civuole un budget, e civuole “essere bravi nei rapporti sociali“, e civuole una scommessa, che tutto questo, tutti i mesi, le parole, la burocrazia, i soldi, le offerte, le scelte, il format, non pesi molto; che non pesi nulla se c’è quello che civuole.

La Musica, La Passione, L’Amicizia, Una bella sera d’estate, e una #secondavolta!

Noi ci siamo, e ci saremo.

A presto per le news, per una nuova splendida stagione, e per tutto quello che #Civuole!

#civuoleunPAESE16 Coming Soon!!