Video Promo CVUP16 – #Lasecondavolta

civuoleunPAESE – Festa di Musica e Cose Belle. 25 Agosto – Leverano from The-Factory Leverano on Vimeo.

Abbiamo pensato alla seconda volta.

Alle cadute della prima, e alla paura di ripeterle.

Alle aspettative che si alzano, e alla voglia di migliorarsi.

Abbiamo pensato a come siamo cresciuti, e a come speriamo di dimostrarlo.

Abbiamo pensato a come superare noi stessi, e a come fare le cose in grande.

Quello che è venuto fuori è questo promo, e ci siamo emozionati ancora una volta #lasecondavolta

Grazie ad Agnese Correra, a Giorgio Giannoccaro a Stefano Tramacere, ad Alessandra Correra, a tutte le comparse, a tutti quelli che hanno partecipato! Ora dritti verso il #25Agosto!

Alziamo le mani.

maniUsciva due settimane e un anno fa e apriva il disco con una delicatezza e un’intelligenza disarmanti. L’ho consumata quella traccia che profumava della mia stessa quotidianità: con le parigine sbarazzine, l’aria calda accesa e gli occhi confusi e stanchi a sorriso, in una precipitosa e tarda corsa verso casa.
E sotto il cielo fresco e buio del primo autunno milanese, il fumo della sigaretta e quel lento scorrere di frame mi distraevano dalla strada: dal rumore della pioggia nel pomeriggio alle cicale che cantano in un campeggio, dalla chiave nella toppa al botto anticipato da un’aspra frenata. Quella canzone sugellava con una certa puntualità il momento della giornata in cui mi concedevo un’ubbidiente resa. Alzavo anch’io le mani alle mie emozioni, e quelle avanzavano tronfie. In quella mezz’ora ricordo che continuavo a chiedermi sconcertata perché a scuola nessuno m’avesse insegnato a gestirle, così come avevano fatto con le moltiplicazioni. Poi rinunciavo, e m’assumevo le mie responsabilità. Proprio come “Alzo le mani”, che di responsabilità se n’è prese tante: ha aperto il disco, ha inaugurato ogni esibizione live di Niccolò, Daniele e Max, e ha chiuso il cerchio di uno dei progetti più belli dello scorso anno, partito in sordina da una semplice scommessa tra amici.

Come tutte le cose belle.

Oggi siate indifesi anche voi, e cedete a quello che avete più a cuore.

Ministri. Cultura Generale.

ministriI Ministri sono una rock band milanese, basso-chitarra-batteria, sulla scena da circa 10 anni che pochi giorni fa ha pubblicato il suo quinto disco in studio.

Sì.

I Ministri, però, sono soprattutto quella cosa che mi ha fatto scoprire, circa otto anni fa, che niente, nemmeno la Nutella, mi piace più di un concerto rock.

Oggi io penso che la musica dal vivo sia mille volte meglio delle discoteche, che scrivere e avere le palle di suonare e cantare quello che avevi su un foglio in camera davanti agli altri sia meglio che cambiare l’ordine delle chitarre a quello che già esiste; penso che scoprire un gruppo nuovo sia una cosa che può rendere felici. Ecco tutte queste cose sono colpa loro.

Per me è come quando mettiamo a Natale l’albero nello stesso posto in cui lo metteva mio Padre quando ero piccolo. Tu lo vuoi lì, ogni anno, illuminato, ci metto giornate a mettere a posto le palline, ma intanto ti prende la paura che non sarà mai così, luminoso e grande come anni fa.

Cultura Generale è il quinto disco dei Ministri. Il quinto disco di una band che pensavo stesse smettendo di piacermi.

Però a me piace da matti il Natale, per cui l’ho ascoltato e al primo ascolto, in effetti…

Nessun salto sulla sedia, nessun’urgenza di chiamare qualcuno per dirgli di ascoltare quel pezzo lì, nessun ritornello già passato a memoria.

Poi l’ho riascoltato.

Il 2008 era tanto tempo fa, vivevo da un’altra parte, pensavo altre cose. Il mio futuro ancora non c’era e passavo da momenti in cui sapevo esattamente come sarebbe stato a momenti in cui non ne avevo idea. E tutto, dico tutto, era la cosa più grande del mondo.

Otto anni fa i Ministri avevano 25 anni.

Tutto questo l’ho pensato mentre risentivo Cultura Generale e senza accorgermene lo stavo sentendo di continuo.

Perché, alla fine, quel disco ha la cosa principale per cui mi ero innamorato di questo gruppo. Quel disco è sincero, che poi è tutto quello che la musica e le persone dovrebbero essere.

Perché mi sono accorto anche io di essere temporaneo e flebile come la neve, e che sono così tutti, tutte le persone normali.

Perché penso pure io che, in fondo, amare qualcuno sia sperare che non si faccia mai male, perché anche io ogni tanto penso che siamo da parti opposte di muri, e di strade ma, in fondo, tutti stiamo cercando qualcosa.

E mi incazzo ancora. Con le persone cattive e contente di esserlo, con chi guida macchine sportive solo per essere guardato, con chi fa la bella vita e non sembra avere nemmeno un quarto dei pensieri che sopporto io. Che sopportiamo noi.

E se in questo non c’è il “tiro” di prima, se io non ho l’ambizione di prima, se lascio più spesso i sogni e la fantasia a casa, oppure se semplicemente do forme diverse a queste cose, sì, forse fa malinconia, ma poi arriva un punto che capisci che va bene così, che sei più grande, che sei diverso, e che non vuol dire peggiore.

E allora questo disco è bellissimo, perché se ne frega altamente di chi vuole ogni due anni la stessa cosa, di chi vorrebbe imitare se stesso nel suo momento migliore all’infinito, di chi non cambia, anche all’indietro a volte.

Perché sono passati dieci anni, per tutti. Anni in cui abbiamo bevuto, ci siamo chiesti l’origine del colore di certi visi, anni in cui ci siamo indignati, in cui abbiamo detto con precisione tutto quello che non siamo, e che non saremo mai. Anni in cui c’eravamo sbagliati. Anni in cui abbiamo costruito le basi per le nostre vite speciali, e anni in cui abbiamo scoperto che tutto quello di speciale che ci può succedere, sta dentro una vita fatta di giorni, una vita come le altre.

I Ministri sono una band rock milanese sulla scena da dieci anni, o quasi.

I Ministri mi hanno fatto scoprire che nulla mi piace più di urlare come un pazzo ad un concerto rock.

I Ministri, al loro quinto disco, mi hanno spiegato che puoi essere rock anche a 30 anni, con tutto quello che c’è intorno, senza bisogno di guardarsi alle spalle e provare, goffamente, ad imitarsi.

Posted by Alessandro.

il 29 agosto non mi sentivo le ginocchia e avevo una paresi alle labbra

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Da una cosa così, che nasce piccola piccola in una telefonata d’inverno, e diventa così grande che non la controlli a fine estate, è difficile riprendersi. Sapevo fin dall’inizio che civuoleunPAESE sarebbe stato un viaggio lungo e a volte difficile, che ci avrebbe impegnato come un lavoro, retribuendoci molto meno; che avremmo rinunciato al divano la sera, a qualche ora di sonno e a molti dosi di pazienza.

Sapevo che otto mesi di decisioni condivise non erano una cosa facile e che le risposte ce le saremmo dovute cercare da soli, il più delle volte.

All’inizio di questo viaggio assurdo l’impegno che c’eravamo presi io e Caterina era uno, o meglio erano due: avremmo fatto un festival bello, almeno bello secondo noi; e non avremmo pensato mai, o almeno non ci saremmo mai fatti convincere da una domanda: chi te lo fa fare?

Ecco, Chi ve l’ha fatto fare? in questi mesi me l’hanno chiesto più volte e – ammetto – me lo sono chiesto anche io. La risposta, almeno la mia personale, ce l’ho sempre avuta.

Me l’ha fatto fare il momento in cui ho visto i tre palchi montati in piazza, esattamente quando i fantastici tecnici, che ci hanno accompagnato per la giornata più lunga e calda dell’anno, hanno tirato su le luci dell’americana del Moon&Bonfires Stage.

Me l’ha fatto fare vedere il nostro logo arancione, che aveva girato tra mail e documenti ufficiali fotocopiati – quindi nemmeno più arancione – svettare su un pannello altro 2 metri davanti agli occhi di tutti.

Me l’ha fatto fare sentire con le mie orecchie, mentre mi nascondevo “c’è troppa gente non riesco a vedere, andiamo avanti”. La faccia di mia madre, e di mia sorella, quando quella che voleva restare fino a tardi era la prima.

Me l’ha fatto fare sentire una cazz… di mezz’ora di rock and roll, sparata con la batteria a tremila, i db alti e pezzi di punk e di noise sputati da sotto il campanile in mezzo a una piazza abituata a campane e tamburelli.

Me l’ha fatto fare andarmene da solo, dietro il palco, dopo mezzanotte a guardarvi in faccia, ballare, saltare, guardare, ridere e bere, mentre cinque ragazzi, che hanno passato gli ultimi due anni a suonare ovunque, si divertivano come fosse la prima volta.

Me l’ha fatto fare vedere la faccia della mia socia rilassarsi, dopo avermi sopportato per mesi, mentre provavo a rispondere con noncuranza e leggerezza al suo fondamentale perfezionismo milanese.

Vedervi arrivare il pomeriggio a gonfiare palloncini e mettere su festoni, senza che nemmeno ve l’avessimo chiesto.

Me l’hanno fatta fare i ringraziamenti, i complimenti e i sorrisi.

civuoleunPAESE ha messo la sua prima edizione nella collezione dei ricordi. Voglio sperare che un pezzo della vostra Estate 2015 sia arancione, sia in piazza e suoni di buona musica, di belle parole, e di colori accesi.

Quello che sappiamo, che abbiamo sempre saputo e che ancora non ci siamo detti è che non ci vogliamo fermare, se non per riprendere fiato e per ringraziare.

Un grazie va ancora a tutte le persone che ci hanno sostenuto in quella chiocciola di mattoni che è il Comune di Leverano, così come un grazie va a chi ha creduto in noi solo per fiducia personale, e per l’entusiasmo che ci abbiamo messo raccontando.

Tutti i nostri sponsor, BCC Leverano, GAL Terra D’Arneo, Mebimport, Conti Zecca, Pasian, Danser Ensemble di Sofia Capestro, Argenteria Orologeria Miri, Zoè, Ottica dell’Anna, Principe, Pizzeria da Franco. Grazie agli artisti che hanno vissuto CVUP con noi, Boxerin Club, Moustache Prawn, Sofia Brunetta e la band, La Chirurgia Etica, Matteo E. Basta (ps: grazie per le birre); Michele Fiore, Francesco Zecca e Daniele Dell’Anna e l’immenso Stefano Bergamo.

Grazie a Salvatore e ad Atlantide, che ci hanno spiegato come si fa.

Grazie a Stefano e a Gennaro, presenze indispensabili e discrete.

Grazie ad Agnese, Francesco e la nostra squadra video, per tutto, dagli aperitivi di Aprile alla maratona di Venerdì, a tutto quello che ne verrà!

Grazie a tutti gli amici che erano lì, e a quelli ci hanno pensato quella sera, e non vi arrabbiate se non diciamo i nomi, eravate così tanti che era commovente.

Grazie a chi muoveva la testa a ritmo, a chi occupava le sedie con anticipo per stare tranquillo, a chi ha fatto le foto coi baffetti, a tutti gli occhi, le facce, i capelli e i piedi che vedevo in quei dieci minuti da solo, dietro al palco.

Grazie a chi quel palco, così come gli altri due, le luci, le casse e chissà quanto altro, li ha tirati su, ad un orario e a temperature indecenti. A chi ha garantito che il suono fosse chiaro, per tutto il nostro folle programma.

E’ stato bellissimo, e ci avete regalato la cosa più importante di tutti, un bellissimo ricordo arancione!

Posted by Alessandro